Dal 29 aprile al 22 maggio 2014

ANTIRITRATTO

 

AQUA AURA, FRANCESCO GARBELLI, ROWAN D.G. CORKILL

 

Una mostra sul volto umano, sul ritratto, un genere artistico tra i più classici ed utilizzati in ogni epoca e con ogni tecnica espressiva, prima tra tutte la pittura, ma anche la scultura e, non ultima, la fotografia. Dall’Ecce Homo, il ritratto per antonomasia del Cristo sofferente, ai più prosaici ritratti di vari personaggi più o meno importanti (eseguiti su commissione per celebrare uno status sociale o una particolare ricorrenza) sino all’autoritratto, a volte l’espediente scelto dall’artista per sopperire alla mancanza di soggetti disponibili (dovuta anche semplicemente ad effettive difficoltà economiche).

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Ma come può esprimere qualcosa di innovativo una tematica già affrontata e sviscerata in modo così approfondito dalla storia dell’arte fin dalle sue origini più remote? Questa mostra vuole presentare lavori fotografici che trovano la propria forma espressiva ideale nella deformazione o nell’annullamento dei tratti somatici identificativi dei soggetti,in una sorta di ‘antiritratto’ che non rappresenti oggettivamente la forma esterna, ma più profonde lacerazioni interiori. Tre artisti che hanno fatto del volto e del corpo umano il proprio campo di ricerca estetica, concentrando l’attenzione su dinamiche morfologiche e fisiognomiche particolari senza mai correre il rischio di lambire il grottesco e il mostruoso, ma mantenendo costante la tensione emotiva delle loro analisi creative.

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Dal 28 maggio al 28 giugno 2014

URBAN ART BEFORE URBAN ART

 

FRANCESCO GARBELLI

 

Sono passati più di venticinque anni dalla prima mostra di Garbelli che, nella navata centrale di una grande fabbrica abbandonata (la Brown Boveri), soprannominata “la

Cattedrale”, espone un lavoro di grande potenza evocativa, una scultoparola in lamiera: "ALTARE" del 1984. Dopo quel periodo di ricerca e dopo l’abbattimento forzato della fabbrica, Garbelli ha incominciato ad agire all’esterno, trovando nell’ambiente urbano il proprio spazio espositivo preferito. Con l’intento di interagire con un pubblico più vasto opera interventi destabilizzanti e improvvisi, al limite dell’abusivo, cercando sempre di stimolare riflessioni approfondite sulla natura stessa delle sue idee.

Arte urbana, che stimola l’attenzione ai segnali stradali che improntano l'immagine delle nostre città e Garbelli, ne crea di nuovi, uno di questi con indicazione "ATLANTIDE" del 1987. Utilizza il disegno grafico delle strisce pedonali e realizza “OPERAZIONE ZEBRA”, 1989. Con "VIA DELLE FRASI FATTE" del 1992, inventa un paesaggio della comunicazione a ispirazione amicale. Esprime un'indignata presa di posizione contro il degrado e la negligenza civile che ha permesso allo smog di trasfigurare le statue e i bassorilievi con “RITRATTI DI FINE MILLENNIO”,1996 e a seguire ricordiamo tra le sue operazioni

d’arte: “Legittima difesa”, 1992, “30mq di pittura digitale”, 2001, “Italia vestita e desnuda”, 2002, “La vie del mondo”, 2003, “Humilitas”, 2006, “PEACE “, l'installazione realizzata per la prima volta in Olanda nel 1990 e riproposta nel 2010 a Stresa nella splendida cornice dell'Isola Bella. La pubblicazione, nel giugno 2013, di un articolo online da parte del critico e curatore della mostra Alessandro Trabucco, nel quale si sottolineavano le peculiarità anticipatorie degli interventi dell’artista nella città rispetto a tutta l’urban e street art successiva, questo testo ha destato molto interesse da parte di artisti e studiosi del fenomeno, tanto da convincere l’artista e blogger italiano Vlady Art ad approfondire l’argomento e realizzare per il proprio blog e per il portale americano Vandalog, gestito da RJ Rushmore, un’interessante intervista a Garbelli che sarà resa disponibile in mostra.

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Dal 5 marzo al 10 aprile 2014

SHINYA SAKURAI

E' un mio grande piacere presentare quest’artista, presso la galleria. E' giovane ma ha già fatto grandi passi lungo la difficile Via della Semplicità. L’hanno capito i galleristi, in Italia e all'estero, che ospitano sue mostre, i critici e i collezionisti che si interessano a lui. Guardi i quadri di Sakurai e pensi sia un giochino artistico che produce gradevoli effetti visivi, come le vetrine nel giorno di San Valentino. Poi però scopri che i colori vivaci dietro ai cuoricini e alle colate sono ottenuti con metodo shibori, antica e complessa tecnica di tintura che permette di realizzare raffinate e ogni volta diverse screziature con ricche gamme cromatiche.

Parlandogli scopri che Shinya Sakurai è pacifista, curioso e attento ai fenomeni sociali correnti, giapponesi e non, e ha tanti amici anche qui in Italia, come il fotografo Turi Rapisarda e il pittore Giuseppe Andrea Marte, coi quale condivide da qualche tempo il centrale studio torinese che ospita anche – in una tecnologica teca - il pitone Gianduia, svezzato dal fotografo siciliano Davide Bramante. Ma soprattutto non puoi sorvolare mentalmente sul fatto che Sakurai non è romano, londinese o parigino. Neanche di Tokyo: è di Hiroshima. Così oltre a cogliere affinità con star nipponiche come Mariko Mori e Takashi Murakami nel far dialogare tradizione e contemporaneità, realizzi che quelle cascate di cuoricini, così tanti e così lievi da ricordare le piogge di petali durante le fioriture primaverili, si elevano al rango di prezio-

si ma al tempo stesso popolari - perchè fruibili da tutti nella loro profonda semplicità - messaggi d'amore e di pace. E speri che il mondo intero ne sia inondato il più presto possibile.

Vittorio Falletti - Accademia Albertina delle Belle Arti di Torino

SHINYA SAKURAI  -櫻伸-1981 Nato a HIROSHIMA in GIAPPONE, vive e lavora          a Torino in Italia - 2004 Laureato in Belle Arti all'università di OSAKA - 2004 Studio all'Accademia Albertina Delle Belle Arti Torino, Facoltà Scenografia.

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Dal 19 novembre 2014 al 20 gennaio 2015

CLAUDIO COSTA - GUIDO NOSARI

 

primo evento espositivo di un ciclo intitolato "Dialoghi a distanza", nell'ambito del quale le opere di esponenti delle seconde avanguardie verranno poste idealmente in dialogo con quelle di giovani artisti. La mostra, a cura di Maria Cilena Sanguini in collaborazione con Roberto Borghi, proseguirà sino al 20 gennaio 2015.

 

Ad accomunare i lavori di Claudio Costa e quelli di Guido Nosari è il richiamo a una dimensione arcaica, a una condizione remota che, attraverso la creazione artistica, sembra potersi difendere dalla consunzione del tempo, ma anche il gusto del tratto primordiale e massimamente espressivo, del segno che acquista progressivamente

spessore, sino a diventare rilievo od oggetto, e che attinge sia la sua forza sia le sue forme da un immaginario ancestrale.

duto)", un libro in cui traccia i primi parametri di un'"arte antropologica" intesa come "ricerca primaria di un'identità da ritrovare". L'interesse per l'antropologia culturale lo spinge a compiere frequenti viaggi in Africa e, nello stesso tempo, a riscoprire riti e miti contadini della Liguria, documentati nel "Museo di Antropologia Attiva" che fonda a Monteghirfo, vicino a Genova. Nel 1976, con la partecipazione alla sesta edizione di Documenta a Kassel, si chiude il ciclo strettamente antropologico e ha inizio una "fase alchemica" nella quale i principi dell'"arte della trasmutazione" ispirano una pittura visionaria e di grande impatto scenografico. La partecipazione alla Biennale di Venezia del 1986 suggella la conclusione anche di questo periodo creativo, al quale fa seguito un ritorno ai temi preistorici e all'indagine sulla cultura contadina. Presso la galleria Maria Cilena, Claudio Costa ha tenuto due personali: la prima, intitolata "L'assedio instancabile del fare", nel 1990; la seconda, intitolata "Oltre il disegno ", nel 1995.

Guido Nosari, nome d’arte Madre è nato a Bergamo nel 1984, ha tenuto la sua prima personale presso la Galleria 111 di Bergamo. Ha inoltre partecipato all'edizione 2011 di "Giorni felici", la mostra che si tiene ogni anno presso Casa Testori di Novate (Milano). Le sue opere sono state esposte presso l'Associazione Culturale Idea Vita di Vespolate (Novara) e a Milano presso lo Spazio Bigli, la Galleria Obraz e l'Archivio Ricerca Visiva.

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Claudio Costa (Tirana 1942 - Genova 1995) realizza le sue prime opere (disegni e dipinti di matrice informale) all'inizio degli anni Sessanta. Dopo un lungo soggiorno a Parigi, nel corso del quale approfondisce le tecniche del collage e del rilievo, la sua ricerca si orienta verso tipologie e utilizzi dei materiali in sintonia con (e per certi versi in anticipo su) quelli dell'Arte Povera.

La sua prima personale si tiene peraltro nel 1969 presso la Galleria La Bertesca di Genova, cioè nello stesso anno e nel medesimo spazio espositivo in cui avviene l'esordio del gruppo sostenuto da Germano Celant. Nel 1970 pubblica "Evoluzione-Involuzione (il tempo trasportato, lo spazio per-

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