Dal 23 aprile al 24 maggio 2009
Marco Pellizzola "BUGIE"
Marco Pellizzola è nato a Cento nel 1953. Ha studiato a Bologna, dove ha frequentato il Liceo Artistico e successivamente l’Accademia di Belle Arti. Dal 1974 al 1982 lavora presso lo studio del pittore cartellonista pubblicitario bolognese Severo Pozzati, con il quale approfondisce la propria formazione culturale ed artistica. L’esperienza di Pellizzola, nel corso di oltre trent’anni di attività, si è caratterizzato per un’intensa ricerca, che lo ha portato ad esercitare diverse tecniche e linguaggi. Dapprima l'attenzione è per l'ambito pittorico, all'interno del quale sviluppa un interesse per il segno, in seguito declinato sia nell'autonomia del disegno sia come supporto nella pratica installativa.
Presentazione libro -
Luigi Corbetta "I(n)STANTI"
Esposizione di foto polaroid sulle quali, durante i pochissimi minuti che precedono l’assestarsi definitivo delle forme e dei colori, Luigi Corbetta è intervenuto con qualche semplice strumento, in modo tale da privarle del loro carattere meccanico, esclusivamente riproduttivo, e da farle diventare l’esito dell’azione compiuta in quella manciata di istanti. Il risultato di questa performance fotografica”, scrive Roberto Borghi nell’introduzione al libro, “è costituito da una serie di immagini esplicitamente pittoriche.
Dal 4 giugno al 17 luglio 2009
William Xerra "GLI AMORI"
Gli Amori compongono una serie di piccole icone da viaggio, rappresentative della complessità, dell’ambivalenza, dello SCACCO, della ricerca e dell’impossibilità di raggiungere un qualunque assetto conclusivo. Tutta l’opera di Xerra risente della continua pressione
della continua pressione dell’ignoto: egli sembra concentrato a rilevarne l’irruzione attraverso la messa in cornice che funziona come un evidenziatore. Immagini, frammenti, lacune o parole svolgono lo stesso ruolo d’indicatori dell’assenza… La sua opera, che funziona come lo specchio della matrigna nella

favola di Biancaneve, svelando inequivocabilmente il vorticoso nulla che è il vero volto della società dello spettacolo e dei simulacri, rappresenta forse anche un implacabile atto d’accusa, implicito in quella lapidaria autodenuncia: “IO MENTO”.
Elisabetta Longari
Attratto dal confronto con il reale, l’artista parte dal dato visibile per approdare a immagini dal forte carattere evocativo e simbolico che trovano spazio nel suo lavoro, condotto prevalentemente da cicli tematici. Segnato profondamente dall’incon tro con i luoghi e dal rapporto con la natura, attraverso la pratica del viaggio

che si fa pretesto di un’esperienza estetica e interiore. Pellizzola approfondisce poi la sua ricerca nel campo della scultura d’ambiente, sviluppata recentemente soprattutto relativamente a contesti urbani.. E’ il sorgere degli anni ottanta a segnare l’inizio di una intensa attività artistica che lo ha portato a esporre in numerose mostre in Italia e in Europa. In catalogo la sua Biografia Ragionata a cura di Denise Guglielmo.
Si tratta di una pittura gestuale e tendenzialmente espressionista, in cui i contorni delle figure si allentano, si deformano e a volte svaniscono del tutto. Sembra quasi di trovarsi di fronte a degli schizzi, a dei fogli prelevati dal taccuino di uno di quei pittori che, negli scorsi secoli, compivano il loro viaggio di formazione in Italia.”

Dal 20 Marzo al 17 Aprile
Christpoher WIilliams
Nato a Los Angeles, California, nel 1956. Vive e lavora a Los Angeles. Ha studiato al California Institute of the Arts, dove si è diplomato nel 1981.
In seguito ha esposto nelle gallerie e nei musei di tutto il mondo. Per citare solo i più recenti: Museu Serralves (Porto), Wiener Secession (Vienna), Kunstverein (Amburgo), Kunsthalle (Basilea), ICA (Londra).
Dal 16 ottobre al 16 novembre 2009
Giorgio Valvassori "BEGREIFEN (comprendere)"
L’artista è nato nel 1947 a Gorizia, dove ha compiuto i prima studi artistici conclusi
poi all'Accademia di Belle Arti di Venezia. Tra il 1978 e il 1979 è stato titolare
di borse di studio dell’Opera Bevilaqua La Masa (Venezia) e del Premio Lubiam di
Mantova. La sua scultura unisce l’interesse per le qualità espressive dei materiali
a formulazioni simboliche la cui progettualità assume spesso la forma di installazioni
complesse. La sua attività espositiva si è concentrata principalmente nell’area centroeuropea
che va da Venezia a Budapest, da Trieste a Vienna, in quanto luogo di appartenenza
dalle precise ascendenze storico-

tessitura a celle aperte, si annida un misterioso nucleotide, una presenza organica
dalla forma sferoide, interamente rivestito da un manto tricotico. Emblema di ogni
condizione pre-
forma il dato immateriale di un processo cognitivo in un’esperienza percettiva che contiene la dimensione dell’incombenza e della saturazione spaziale. “Begreifen” è un’imponente struttura che discende dal soffitto, ingabbiando il vuoto come un’armatura nidiforme o il prolasso di una gigantesca membrana da ultramondi. Al suo interno, sul fondo della sua geometrica t
Dal 26 novembre al 22 dicembre 2009 e dal 5 al 12 gennaio 2010
Luciano Pivotto "INEDITI"
“Inediti”, sono le opere di Luciano Pivotto che non sono ancora mai state esposte, fino ad ora. Continuano a raccontare quelle storie dedicate al quotidiano, con quella particolare attenzione che l’artista rivolge da anni ai media. Sono opere successive o coeve alle mostre da MARIA CILENA, "HELP" del 2005 e quella più recente "Quotidiano" dal pennino al BIT / dal BIT al pennino (2007). Luciano Pivotto come abbiamo visto nelle precedenti esposizioni, per un continuo aggiornamento del suo lavoro prende “a prestito” le immagini dai giornali e dai media, cogliendo i profili e le trasformazioni degli stili di vita.
Il suo (di)segno è scrittura, la base su cui lavora è cera, qualche volta a strati perché sono strati di cera quelli che adopera per i quadri. Sono opere impegnative, “invitano e obbligano chi guarda a non fermarsi al primo impatto ma ad andare oltre alla ricerca del messaggio”.
Talvolta il “mezzo di trasmissione“ del messaggio è la semplice, consueta scrittura: o, meglio, dei frammenti di scrittura, sottratti da pagine di giornali, riviste, ecc. Il suo messaggio è un invito a non limitarsi al medium, a cercare nelle trame della comunicazione un senso che travalica il meccanismo, il funzionamento del codice e i suoi affascinanti ingranaggi. L’enigma del visibile è nascosto. Ogni tavola “dipinta” è una prosa unita all’altra dalla scrittura, che è l’ossatura poetica.
Nella sua opera ci sono tutti i presupposti per riflettere su i tempi dell’arte, (sia per il contesto storico in cui nasce che per il tempo operativo del fare) e i confini dell’invisibile, che si raggiungono attraverso sguardi di immagini familiari.

Per un inganno dei sensi la cera appare come schermo invalicabile che obbliga a guardare a distanza, poi da vicino si scopre che i segni incisi per dare vita alle immagini non sono semplici linee, ma frasi. Il primo impatto è legato all’estetica dell’opera, il successivo più nascosto è quello del messaggio. Come dice Roberto Borghi: “ Il messaggio nelle opere di Luciano Pivotto, non si identifica con il medium, con il linguaggio. Per l’artista il medium è spesso un codice linguistico figurato, che ha come singoli idiomi le bandiere navali o i gesti con cui comunicano i sordomuti.
Dal 12 febbraio al 12 marzo 2009
Viviana Buttarelli "VISIBILE"
Nata a Viadana (MN), vive e lavora a Brescia. Si è diplomata presso l'Istituto d'Arte di Parma e l'Accademia di Belle Arti di Bologna.
La sua esperienza artistica evolve lentamente con la quotidianità, in un viaggio visivo/mentale. Esprime tutta la sua sensibilità dal 1986 con l’uso di diversi materiali ma, da alcuni anni, la scrittura si è fatta parte attiva ed integrante dei suoi oggetti artistici.
Le opere esposte sono cassette-

Le parole che inserisce nell’opera sono spesso legate a un significato interiore, un’emozione, un pensiero che si manifesta a volte liberamente, altre volte stimolato da frasi poetiche tratte dalla letteratura e che lasciano in lei una forte suggestione. In un tempo in cui le parole vengono usate con grande facilità e spesso abusando del loro valore, Viviana salva quelle che le restituiscono un simbolo, un’ evocazione che le permette di proseguire, sia emotivamente che creativamente, nel suo lavoro. Le interessano le forme semplici, gli oggetti che hanno una memoria e che inseriti in un contesto estetico acquisiscono una loro forma poetica.
La luce è un altro elemento importante della sua opera, perché, con un andamento dinamico di continui rimandi interno/esterno ed esterno/interno, attraversa la superficie e consegna allo spettatore nuove forme. In questo modo l’ombra del ricordo si fa segno graffiante sul vetro e crea, a sua volta, nuove ombre evocative sulla superficie pittorica.
Ogni pezzo è un racconto di vita che cerca una sua visibilità e un equilibrio tra il pensiero del fare e la sua realizzazione concreta.
rivolta politico–esistenziale degli studenti bolognesi, la guerra fredda, Jean-

Viene considerato l’ideale punto di congiunzione tra l’Arte Concettuale degli anni Sessanta e Settanta e il neo concettuale anni Novanta. Nel 2007 sbarca a Bologna come protagonista dell’ultima mostra negli spazi della GAM (a cura di G. Maraniello), dove trova il modo di tirare in ballo i suoi primi amori: Topo Gigio, Radio Alice, e la