Dal 6 ottobre all' 8 novembre 2005

"aperto" COLLEZIONE

In occasione dell'apertura del nuovo spazio espositivo, la galleria proporrà una mostra, suddivisa in due "tempi", per presentare la collezione di opere acquisite nel tempo. Saranno esposte le opere di:

Elena Arzuffi, Joan Bankemper, Angelo Barone, Davide Benati, Fausto Bertasa, Enrico Bertelli, Irma Blank, Corrado Bonomi, Clara Brasca, Paolo Brenzini, Marcela Cabutti, P.Paolo Calzolari, Angelo Candiano, Gianni Cella, Jacques Charlier, Michele Chiossi, Michel Clerbois, Claudio Costa, Andrea Crosa, Betty Danon, Dadamaino, Vittorio D'Augusta, Jaap De Ruig, De Val, Antonio Faggiano, Candida Ferrari, Roland Flexner, Salvatore Garau, Francesco Garbelli, Marco Gastini, Mauro Ghiglione, Andrea Grappolo, Robert Gschwantner, Koyuki Tezuka, Gabriele Lamberti, Silvia Levenson, Mauro Maffezzoni, Maria Melloni, Luigi Mainolfi, Giuseppe Maraniello, Aroldo Marinai, Florencia Martinez, Bartolomeo Migliore, Alberto Moretti, Mimmo Paladino, Claudio Parmiggiani, Cristina Pavesi, Pino Pinelli, Vettor Pisani, Luciano Pivotto, PlumCake, Adele Prosdocimi, Thom Puckey, Antonio Riello, Jean-Claude Saudoyez, Elisabeth Scherffig, Mauro Staccioli, Luca Scarabelli, Antonio Trotta, Giuseppe Uncini, Simona Vergani, Christopher Williams, Carlo Zanni.

 

Dal 20 gennaio al 25 febbraio 2005

Luciano Pivotto "HELP 2005"

Nato a Trivero (Biella) nel ’51, appartiene alla generazione successiva rispetto ai più noti maestri dell’arte povera e concettuale. Si definisce “pittore, soprattutto e “post poverista”. Le sue immagini sono “prese a prestito” alla pubblicità e ai giornali : profili, stili di vita in trasformazione proprio come la cera che utilizza per i suoi dipinti. L’enigma del visibile è nascosto. Sono opere impegnative, a strati perché sono strati di cera quelli che adopera per i quadri: “invitano e obbligano chi guarda a non fermarsi al primo impatto – dice –“ ad andare oltre alla ricerca del messaggio”.

Per un inganno dei sensi la cera appare come schermo invalicabile che

obbliga a guardare a distanza poi da vicino si scopre che i segni incisi per dare vita a volti e corpi non sono semplici linee, ma frasi.

Anche queste “rubate” ad articoli di giornali e raccontano della fame nel mondo o di quante vittime stanno facendo guerre sconosciute in remoti paesi africani. Il primo impatto è legato all’estetica dell’opera, il successivo più nascosto è quello del messaggio.

 

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